"HO FAME DI GIUSTIZIA" - IL MONDO DEGLI ARCHIVI
Dicono di noi - Ho fame di giustizia
"HO FAME DI GIUSTIZIA"

La fame di giustizia ha fame di memoria. L'opera di ristampa intrapresa da parte dell'Editore Navarra del libro di Angela Lanza “Ho fame di giustizia” va letta sotto questo bisogno.

Il libro è stato ripresentato,  a distanza di quasi vent'anni, di fronte ad un attento pubblico presso l'associazione culturale BIOTOS giorno 25 maggio 2011 a Palermo.

L'evento è stato fortemente voluto sia dall'autrice ma anche da alcune donne dell'Unione Donne Palermitane aderenti all'UDI che, insieme ad Angela Lanza, hanno convissuto quella lacerante ma positiva esperienza, all'indomani delle stragi di Capaci e di Via d'Amelio, che oggi viene ricordata come la protesta “delle donne del digiuno”.  All'indomani, infatti, dei funerali della scorta di Borsellino, un gruppo di donne, nel libro dolcemente rievocate con il solo nome (Daniela, Bice, Giusi, Simona, Piera, Maria, Mimma, Virginia, Angela, Carla, Letizia, Gilda, Margherita), vollero rispondere “all'ingordigia” della violenza mafiosa scegliendo come forma di protesta il digiuno, quasi come a non volersi  più cibare di quella cultura mafiosa di cui la città di Palermo nel 1992 sembrava pantagruelicamente sazia. Inoltre, come luogo della protesta, venne scelta piazza Castelnuovo tra i luoghi più aggregativi della Città, a significare come il silenzio del digiuno dovesse, invece, essere urlato nelle piazze affollate dal “quotidiano”.  Scuotere le coscienze fino alle viscere più profonde, scuotere le coscienze sino a chiedere le dimissioni delle più alte cariche istituzionali da Palermo a Roma: era questo l'intento. Dal 22 luglio al 29 agosto del 1992 quel piccolo nucleo iniziale di donne divenne sempre più numeroso sino a contarne alternativamente 800, sfamandosi della solidarietà di una città risvegliatasi dal “boato”  dell'indifferenza.
Quell'esperienza oltre ad essere stata fissata e trattenuta nella memoria di ognuno di noi attraverso le splendide pagine del libro di Angela Lanza, ha trovato nel video di Stella Bertuglia “Le donne del digiuno” la memoria dello sguardo, l'eternità dell'immagine o, come ha sottolineato Daniela Dioguardi nel corso del suo intervento,  dietro l'immagine altro non c’è che “la parte esteriore delle idee”.
Il libro, integrato nella nuova edizione, rispetto a quella del 1994, dagli interventi di Rita Borsellino, Daniela Dioguardi, Franca Imbergamo e da una testimonianza di Piera Aiello testimone di giustizia e cognata di Rita Atria, è stato presentato dalla stessa Daniela Dioguardi, dall’on. Simona Mafai, dallo stesso Magistrato della Procura di Caltanisetta, Franca Imbergamo,  oltre che l’autrice, Angela Lanza.
Dagli interventi di ognuna di loro prevale l’analisi di una esperienza - quale quella delle donne del digiuno - in cui dalla solitudine e dal silenzio iniziale del digiuno individuale scaturisce la libertà della responsabilità solidale: la storia della solitudine di Rita Atria, suicidatasi dopo la morte del giudice Borsellino, è del resto emblematica, divenendo il controaltare alla storia della ritrovata libertà nella scelta collaborativa  della cognata Piera Aiello.
Nel corso della manifestazione Daniela Dioguardi, responsabile della Biblioteca e dell’Archivio Storico dell’UDI insieme ad Angela Militello, ha sottolineato l’importanza della conservazione del materiale documentario e di come dalla conservazione dello stesso possano nascere momenti di recupero del nostro essere e del nostro essere stati. A tal proposito, un appello è stato rivolto ai presenti affinché contribuiscano ad arricchire attraverso donazioni personali il patrimonio documentario dell’archivio storico dell’UDI che dal novembre 2008 è stato dichiarato dal Ministero per i Beni Culturali “d’interesse storico particolarmente importante”. La documentazione, conservata presso la sede dell'Associazione insieme alla Biblioteca, oggi è oggetto di inventariazione a cura della dr.ssa Anna Di Francesco, funzionaria di questa Soprintendenza Archivistica, con la collaborazione di catalogatori della Regione Sicilia a seguito di convenzione ministeriale.
La biblioteca, unica in Sicilia, conserva circa 6.000 volumi catalogati di scritture femminili e  collezioni di  riviste (Noi Donne, Via Dogana, Effe).
L’archivio, costituitosi contestualmente all’attività pratica dell’Associazione, la cui data iniziale risale al 1945 comprende,  oltre ad una interessante raccolta di manifesti e di fotografie, materiale cartaceo  per 35 metri lineari  raccolto  in un centinaio di voluminosi contenitori. Si tratta di  atti di convegni, opuscoli,  volantini, ciclostilati,  rassegna  stampa,  articoli e proposte di legge sulle tematiche affrontate:  dalle battaglie per i diritti fondamentali -  il lavoro, la parità salariale, la graduatoria unica nella scuola elementare, la pensione, un adeguato riconoscimento della maternità  -  a quelle per la  casa e  per i servizi sociali, a questioni di politica internazionale, in un  impegno continuo che le donne dell’UDIPALERMO hanno portato avanti con determinazione e anche con sacrifici per migliorare le condizioni di vita delle donne. Tale documentazione di conseguenza risulta particolarmente significativa per la conoscenza e lo studio del processo di emancipazione delle donne siciliane e palermitane dal dopoguerra ad oggi e costituisce una fonte indispensabile per la comprensione della storia contemporanea.

La tipologia documentaria, pertanto,  per chi da sempre è abituato ad avere a che fare con bolle pontificie, pergamene o atti notarili potrebbe sembrare di poca importanza dal punto di vista delle fonti storiche, ma in realtà manifesti, volantini, comunicati, video e audiovisivi sono fonti preziose per una storiografia moderna e per una storia ancora tutta da raccontare  “per non dimenticare”.

 

Elena Montagno Cappuccinello

 

Palermo, 1° giugno 2011

 

Tratto da Il mondo degli Archivi 

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