Quella Palermo Sconosciuta e anche un po' dimenticata - Il Siciliano
Dicono di noi - Sconosciuti&dimenticati
La racconta Lino Buscemi, avvocato e giornalista pubblicista, in un libro che svela luoghi e aneddoti che pochissimi conoscono
di Daniela Genova - mercoledì 22 aprile 2009
Diciamoci la verità quanti monumenti, luoghi e personaggi di Palermo sono sconosciuti e dimenticati? Eppure, godere del nostro patrimonio culturale è un diritto di tutti, ma spesso o ce ne dimentichiamo o ignoriamo il suo valore, permettendo di lasciare gran parte di questo in uno stato di degrado ed abbandono, sorprendendoci poi che il turismo nella nostra città non decolla mai. Lino Buscemi, avvocato, ma anche giornalista pubblicista, da sempre attento osservatore della realtà siciliana, conoscitore delle più antiche tradizioni popolari e appassionato di storia e arte, tra la fine degli anni '90 e i primi del 2000 ha scritto per il quotidiano La Sicilia circa settanta articoli animando la rubrica intitolata Palermo Sconosciuta, dedicata a luoghi, personaggi e racconti poco noti della città. Sarebbero andati perduti se lo stimato amico e noto storico dell'arte Rosario La Duca, purtroppo scomparso, non gli avesse suggerito, evidenziandone l'importanza dei dati storico-artistici, di riunirli e riproporli oggi in un unico volume dal titolo "Sconosciuti &Dimenticati". «Dopo più di dieci anni?!», pensa perplesso in un primo momento Buscemi. Ma è proprio rileggendoli che l'autore si accorge come, oltre il naturale immutabile dato storico dei luoghi descritti, è assolutamente immutato lo stato di degrado ed abbandono in cui molti di questi ancora versano, a sfavore del quale, oltre dieci anni fa, aveva già scritto e denunciato. Ecco che allora la raccolta, sempre attuale, rappresenta ancora una testimonianza civile prima ancora che culturale, ma soprattutto un richiamo alla necessità di intervenire e subito. Scritti con ironia e linguaggio semplice ed efficace (Buscemi è anche docente universitario di teoria e tecnica della comunicazione pubblica) gli articoli raccontano dunque episodi, storie e luoghi di una Palermo sconosciuta a molti e, se conosciuta, comunque dimenticata, soprattutto dalle amministrazioni. Buscemi suggerisce soprattutto ai più giovani di conoscere quella che i francesi chiamano petite histoire (piccola storia) senza la quale, a suo avviso, la grande storia non avrebbe un'anima. L'autore racconta così quella parte di Palermo seminascosta, presentandola attraverso aneddoti, racconti e curiosissime storie della tradizione popolare che giungono quasi al mito. Per esempio quanti sanno che in via Maqueda c'è una chiesa dedicata alla Madonna della Mazza? Chi conosce la storia della via Scippateste al Capo? Quanti sanno che al complessb monumentale ex oratorio di Santo Stefano Protomartire c'è una bellissima coppia di angeli fatta da Gaspare Serpotta, padre del più noto Giacomo, che portano fortuna? Eppure proprio quest'ultimo monumento cittadino è stato per anni adibito a magazzino o addirittura a sala di prove di un'orchestra, prima di essere salvato dall'oblio. Ma in città c'è pur sempre L'Avvocata per le cause "disperate". In via Chiappara al Carmine, quartiere Albergheria, c'è un piccolo tesoro settecentesco, la chiesetta del collegio di Maria al Carmine, gestita da cinque dinamiche suore, viene aperta solo di primo mattino per la messa. Al suo interno, nell'altare maggiore, c'è la statua di Maria Santissima del
Sacro Cuore di Gesù che riporta la seguente frase: "M.S. Del S.Cuore Di Gesù Avvocata delle Cause Disperate Pregate per Noi". «Palermo - ironizza l'autore nel capitolo dedicato alla Madonna - è piena di individui alle prese con le cause disperate. Far sapere loro che esiste una Vergine apposita alla quale rivolgersi non è certo peccato. Cosicché è da presumere che politici disperatamente impegnati a lottare per farsi eleggere; studenti poco volenterosi che disperatamente cercano di superare l'esame; commercianti impelagati fino al midollo in operazioni disperate; e perché no, lo stesso onorevole Andreotti, imputato in una causa disperata, grazie a noi (ci si scusi il pizzico d'immodestia), impareranno forse a frequentare, non da
turisti, la chiesetta di via Chiappara, per inginocchiarsi davanti alla Sacra Avvocata. Non si sa mai».
C'è un capitolo poi molto caro all'autore dal titolo Il vocabolario siciliano di don Vincenzo Mortillaro. Al numero
59 di via Albergheria giace in pessime condizioni il Palazzo Mortillaro di Villarena dove viveva il marchese Vincenzo Mortillaro, autore di numerose pubblicazioni fra cui il vocabolario siciliano-italiano che lo rese un autore davvero famoso. In corrispondenza del secondo piano, fino a poco tempo fa, era murata una lapide oggi frantumata nella quale c'era scritto: "Onore a questa casa dove visse e morì Vincenzo Mortillaro e Rallo marchese di Villarena barone del Ciantro. Fervente cattolico, patriota leale e disinteressato. Con fermezza e giustizia negli alti uffici a Lui commessi, il suo paese servì. Delle scienze e delle lettere insigne cultore, nelle molteplici opere lasciò la sapienza profonda e dignità di carattere. Ormai imperitura. Luglio MDCCCVI-Luglio
MDCCCLXXXVIII". Mortillaro, scrive Buscemi, ha reso un grande servizio alla cultura e alla storia della Sicilia con il suo vocabolario trasmettendoci il profondo significato del nostro dialetto. Ma chi lo ricorda? Gli amministratori comunali? Manco a parlarne. I giovani? Pura eresia. La cultura dominante? Macchè scherziamo! Il palazzo in cui visse il marchese, come Buscemi constatò già dieci anni fa, è ancora in uno stato di assoluto degrado, la lapide che lo ricordava addirittura oggi non c'è più perché a quanto pare demolita dai vigili del fuoco a tutela della "pubblica incolumità". «Se ne potrebbe certo scrivere una nuova», suggerisce Buscemi. Non rendere onore alla memoria di Mortillaro non è forse ignorare anche la nostra identità e forse il nostro futuro di siciliani? Lo stesso vale per tutti quei luoghi meravigliosi e dimenticati del capoluogo. Insomma, come sostiene l'editore Navarra, "Sconosciuti & Dimenticati" non è un libro come tanti sui luoghi o personaggi storicamente conosciuti di Palermo, piuttosto una "preziosa guida" che permette di conoscere in profondità la Palermo che non sta sotto ai riflettori, con l'intenzione non solo di svelare nuovi tesori, ma soprattutto di suscitare sensibilità verso un patrimonio storico artistico non sufficientemente valorizzato eppure vero "scrigno" di una Palermo di cui bisogna andare fieri. Lino Buscemi ha pubblicato numerosi articoli, saggi e monografie su argomenti di carattere sociale, storico, politico e giuridico. Il suo amore per questa città lo aveva già manifestato attraverso la pubblicazione del volume "Per non dimenticare Palermo" con il quale ripercorre la storia dei monumenti della città attraverso i graffiti, le scritte sui muri e le lapidi di palazzi storici e antiche chiese, consegnando alla memoria storica della città una rilevante documentazione e riportando alla luce avvenimenti e nomi di noti personaggi tra viaggiatori, scrittori e nobili che visitarono o vissero in Sicilia. Tra le altre pubblicazioni ricorda con piacere il primo "Stupidario di Mafia", che molti consultano ancora dopo 10 anni dalla pubblicazione, scritto insieme ad Antonio Di Stefano. Una satira sul fenomeno mafioso con l'obiettivo di svolgere un'operazione di educazione antimafia. Il libro ha inoltre ispirato da poco uno spettacolo comico dal titolo Si può ridere di Mafia? realizzato con la collaborazione di Pino Caruso a Bagheria. È noto il costante impegno di Buscemi a difesa dei diritti umani e di cittadinanza. Per cinque anni si è occupato di una rubrica su Repubblica dal titolo Mi consenta, la parola al cittadino che gli ha permesso di manifestare il suo impegno civico. Collabora con diverse riviste e settimanali a carattere nazionale e regionale e attualmente è presidente nazionale del comitato scientifico dell'A.N.D.C.L (Associazione Nazionale Difensori Civici Italiani) e segretario generale della Conferenza Nazionale dei Garanti regionali dei diritti fondamentali dei detenuti.
 
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