LA RETE CHE IMPIGLIA NEL FUTURO. ALBERTO COTTICA, "WIKICRAZIA" (NAVARRA EDITORE) - ONDA IBLEA
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La rete che impiglia nel futuro. Alberto Cottica – “Wikicrazia” (Navarra Editore)
Giovedì 17 Febbraio 2011 09:35 Lucia Grassiccia Recensioni - Libri, Riviste, Web

“Come ha scritto Shirky a proposito di Wikipedia, una community è un atto d’amore: esiste perché un numero sufficiente di persone vuole che esista, e attribuisce valore alle altre persone che vi incontra”

La pessima notizia per i romantici è che la creatività non è una fila di fantasticherie senza capo né coda, la buona notizia è che la creatività è un carburante potente, inesauribile, che nella concretezza non muore, ma al contrario si manifesta interamente e si riproduce.

Nessuno può saperlo meglio di un musicista che, non rinunciando a entrambe le sue più grandi passioni, è anche economista. Si parla di Alberto Cottica, il quale nel 2000 decide di lasciare i Modena City Ramblers - di cui è stato membro fondatore - poiché non sente più di essere davvero utile nei confronti di chi va ad ascoltarlo (tuttavia non abbandona la musica, anzi porta avanti dei progetti con i Fiamma Fumana, altra band di folk - elettronica emiliana).

Dopo un’esperienza diretta al Ministero dello sviluppo economico, Alberto può illustrare le vie tortuose della burocrazia governativa italiana, tanto noiosa quanto inevitabile, e descrivere le sue caratteristiche in modo chiaro e semplice, dote che troppo spesso viene meno a chi si occupa di politica e società. Wikicrazia (2010, Navarra Editore) è stato lanciato esso stesso con un progetto wiki: prima che il volume, così come oggi si presenta in oltre 200 pagine, giungesse alla pubblicazione, Alberto ha editato i testi nel suo blog (www.cottica.net) per sottoporli ai commenti degli utenti, grazie a questa operazione il libro è stato arricchito e reso più completo nelle sue parti.

Questa è la lettura che ci mancava, a scrivere è qualcuno che crede non solo nelle potenzialità delle reti sociali su Internet, ma anche nella buona fede e nell’affidabilità di chi vi sta dietro, le persone. Uno sguardo intelligente e consapevole sul modo in cui le politiche governative potrebbero migliorare in efficacia ed efficienza, se solo integrassero la loro struttura tipicamente gerarchica con l’orizzontalità della cultura del web 2.0.

Perché in Italia c’è ancora tanta diffidenza nei confronti della rete? E per chi, invece, naviga costantemente, dimenticando di far parte di una società dove i singoli adottano ancora altri modi per interagire, quali sono i limiti culturali? Cosa succederà se taluni mercati saranno stroncati in seguito all’incremento dell’uso di Internet come strumento di condivisione di servizi?

Il mondo del web, così rapido e ampio, può intimorire chi lo vive marginalmente; il suo sviluppo minaccia una graduale ma radicale riorganizzazione sociale, dove la realtà potrebbe davvero avvicinarsi alla democrazia e chiedere più impegno da ogni cittadino.

Lo stile wiki, pur godendo di molta libertà, ha le sue regole (qualcuno non diceva che la libertà è partecipazione?). Se queste non vengono rispettate, ogni progetto è destinato a fallire. I dubbi su questa grande fonte di connessione fra le persone sono molti, per questo bisogna parlarne tanto e subito. Wikicrazia sarebbe un ottimo modo di cominciare il dibattito.

Lucia Grassiccia

 

17 febbraio 2011

Tratto da Onda Iblea

 


 
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