DUE CHIACCHIERE CON ALBERTO COTTICA: WIKICRAZIA - WIRED.IT
Dicono di noi - Wikicrazia


Fra gli appuntamenti di Coffee&Books, il corner dedicato ai libri della Social Media Week, abbiamo pescato la presentazione di Wikicrazia: un progetto di Alberto Cottica - musicista, economista ed esperto di reti sociali.

Il volume, in uscita in questi giorni per i tipi Navarra, è nelle intenzioni stesse dell'autore un "libro di frontiera", e tratta di come si possa intervenire attivamente nella pubblica amministrazione tramite le tecniche e l'etica del web 2.0: per un concetto di cittadinanza diverso, informato, ed efficace sul territorio. Insomma, una batteria di idee per creare intelligenza collettiva.

Alberto, come nasce Wikicrazia?
Il libro è il risultato di una lunga serie di riflessioni su come la rete possa insegnare molto alla politica locale e all'amministrazione del territorio. Concetti tipici dell'etica hacker - trasparenza, aiuto reciproco, libertà - sono tutti elementi che possono fare assai bene alle "politiche" prima ancora che alla "politica". Dalla segnalazione diretta di un problema di fianco a casa (una rotonda costruita male, ad esempio) a forme di discussione più raffinate.

Durante la presentazione parlavi della tua esperienza come musicista e del fatto che a un certo punto ti sei accorto che la musica e l'aggregazione tramite l'arte non bastavano. In che senso?
Ho fatto il musicista per anni, principalmente nei Modena City Ramblers - di cui sono membro fondatore. Bellissimo, fantastico, ma a un certo punto ho capito che la gente ai concerti aveva un processo simile alle confessioni in chiesa: vai lì, ti lavi dei peccati, ti senti partecipe, poi torni a casa e non cambia nulla nel concreto.
Nel 1996 abbiamo fatto un concerto in piazza San Giovanni. Abbiamo suonato "Bella ciao". Siamo finiti dappertutto a livello di mass media, e la sensazione era: Cavolo, abbiamo domato la bestia. Ma nonostante questo sentirsi dalla parte dei bottoni, non cambiava nulla. E lì ho cominciato a sentire che l'idea del leader carismatico del rock aveva qualcosa che non funzionava.

Il web, invece...
Il web crea una comunità parificata dove tutti possono davvero fare qualcosa. Poi sai, io sono un early user. Ho una mail dal 1992, quando il web non esisteva ancora: e per certi versi quella dimensione raccolta, controculturale e di esperti la rimpiango un po'. Era una fase - Rheingold ne parla bene - dove la selezione era molto trasparente. Cioè, se riuscivi ad arrivare online eri quasi sempre una persona con cui valeva la pena parlare. Chiaro che il web di massa è del tutto diverso: ma se sai usare i filtri social, in ogni caso le cose funzionano bene.

Ad esempio - per tornare al punto - nella partecipazione pubblica.
Esatto. Guarda, a me non preoccupa che ci sia molta gente che non capisce. Perché se questa gente è connessa con altra gente che invece ne sa, il sistema migliora automaticamente. Esempio: il sindaco di Pescocavolo, per dire, fa una cosa fighissima e questa comincia a circolare. Finisce su Wired, viene ribaltata da diecimila social network, e arriva alle orecchie del sindaco di Pescobroccolo che dice: Be', ma perché io no? Anche perché se "lui no", il candidato dell'opposizione gli farà notare la mancanza - sulla scorta di tutte quelle informazioni, disponibili a chiunque. Quindi c'è una spinta comune al miglioramento. Le forme di coordinazione dal basso, la consapevolezza del cittadino, la diffusione della conoscenza, sono un modello che vincerà. Anche perché non possiamo permetterci di farlo fallire.

Mi interessa molto l'esperimento di pubblicare online le prime bozze del tuo libro, come se fosse una sorta di open source cui contribuire, ed eventualmente da ricreare.
Sì, a giugno di quest'anno ho caricato sul blog questa prima bozza. Per l'editore era già pubblicabile, ma io volevo di più: e ho ottenuto di più, perché il beneficio dei commenti è stato incredibile. Centosettanta commenti da circa quaranta persone, che mi hanno dato una ricchezza e una profondità che altrimenti non avrei mai avuto. Qualitativamente il libro è cresciuto tantissimo - e questa è la cosa splendida della condivisione. Dopotutto, come dice Shirky, "nobody's smarter than everybody".

E non hai mai avuto il timore che qualcuno, come dire, ti fregasse il lavoro e arrivasse prima di te?
No. Onestamente, no. Innanzitutto non sono il primo - pensate solo a Wikinomics di Don Tapscott - e poi perché non è affatto importante pensare di arrivare per primo. È molto più importante che le idee circolino.

 

Due chiacchiere con Alberto Cottica: Wikicrazia
Di Giorgio Fontana |23 settembre 2010 |Categorie: Cultura

 
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