C'E' UN NUOVO GIOCO IN CITTA': LA COLLABORAZIONE DI MASSA -INTERVISTA AD ALBERTO COTTICA - WWW.COMUNICATORI.NET
Dicono di noi - Wikicrazia

"Wikicrazia. L’azione di Governo al tempo della rete: capirla, progettarla, viverla da protagonisti" è il libro di Alberto Cottica sulle politiche pubbliche wiki. Economista e consulente per le politiche pubbliche per il Ministero dello Sviluppo Economico e musicista, tra i fondatori dei Modena City Ramblers e i Fiamma Fumana. Cottica è il Project Manager di Kublai, il progetto promosso dal Dipartimento per le politiche di sviluppo, pensato come una community sul web, un ambiente di progettazione per i creativi e orientato allo sviluppo locale. Wikicrazia, nasce dall’esperienza di Cottica come consulente e si sviluppa con le sue considerazioni sulle politiche pubbliche wiki. Ma cosa significa wiki? Come nell’enciclopedia del web, Wikipedia, l’idea è quella di sfruttare l’"intelligenza collettiva", ovvero il sapere diffuso tra gli utenti del web, per creare progetti fruibili da tutti che contribuiscano al bene comune. Abbiamo incontrato l’autore in occasione della presentazione di Wikicrazia a Bologna.

 

D: Qual è il motivo per cui ha scritto Wikicrazia?

R: Avevo fatto un po’ di cose in questo campo, facendo il consulente per le politiche pubbliche, in particolare sull’industria creativa. A un certo punto mi sono reso conto, anche confrontandomi con alcuni colleghi all’estero, che le esperienze di questo tipo erano veramente poche. Allora ho fatto uno sforzo e le ho messe in fila in forma di libro. Il formato a cui sono abituato, quello breve del post del blog, non riusciva a cucire bene tutti i pezzi, riusciva a rappresentare delle singole parti, ma non a comporsi in una strategia. Strada facendo, quello che era un riordinare i miei appunti, è diventato una cosa diversa: mi sono reso conto che ci sono molte persone che avrebbero la possibilità di fare delle cose importanti nel campo delle politiche pubbliche, perché sono molte quelle che se ne occupano. Ho guardato qualche statistica e ho visto che in Europa sono circa 40 milioni i lavoratori del settore pubblico allargato e ho visto che ci sono dal mezzo milione ai due milioni di siti web pubblici. Si possono fare quindi tante operazioni di coinvolgimento di quella che chiamo nel libro, l’ "intelligenza collettiva", a tanti livelli. Allora mi sono detto, forse se scrivo in un formato accessibile, cercando di impedirmi di parlare troppo in gergo tecnico, cercando di essere molto chiaro, posso mettere in condizione alcune persone che so che avrebbero voglia di provarci a provarci e in questo modo aumento il numero di canali per cui la cittadinanza può contribuire al lavoro del braccio esecutivo delle politiche pubbliche. Mi sono fatto anche l’idea che se questa cosa succedesse su grande scala, vivremmo in un mondo diverso, perché c’è moltissima competenza dispersa nel mondo, nei cittadini, che rimane prevalentemente inutilizzata.

 

D: Infatti spesso il problema non sono i singoli, ma il sistema di creazione e di sviluppo dei progetti: come è riuscito, venendo da un mondo che non è quello della Pubblica Amministrazione, a far affermare un progetto come Kublai?

R: A Kublai sono stato sostanzialmente reclutato da un gruppo di élite del Ministero dello Sviluppo, che mi aveva nel mirino da diversi anni, perché se fai delle cose belle, poi le cose belle girano. Soprattutto adesso, che non si è più condannati all’anonimato, perché internet è fatta in modo che, abbastanza facilmente, le persone che condividono con te un interesse ti possano trovare. Naturalmente c’è bisogno di stare un po’ sul pezzo, non è una cosa che succede dall’oggi al domani, ma non è neanche una cosa che ci mette dieci anni. C’è bisogno di stare un po’ sul pezzo, di avere una disposizione a raccontare. Complessivamente mi pare che sia molto più semplice oggi, che non un tempo entrare in contatto con dei decisori. Il mondo è molto più orizzontale.


 

D: Dopo una prima stesura, ha pubblicato il testo di Wikicrazia sul suo blog Contrordine Compagni, chiedendo il parere dei lettori, che hanno contribuito con molti commenti, cambiando almeno in parte la versione originale. Può raccontarci come è andata questa esperienza? Su quali temi i lettori sono intervenuti in maniera più massiccia?
R: È andata benissimo, un po’ come nelle politiche pubbliche Wiki, alla fine i miei lettori ne sanno più di me se li metti tutti in fila. Mi hanno corretto alcune cose, alcune inesattezze che io avevo lasciato nella stesura del libro. Per fortuna, mi pare di poter dire che non ci fossero degli errori, di quelli che ti fanno fare brutta figura, però c’erano delle inesattezze e soprattutto mi hanno suggerito delle storie che io non conoscevo, mi hanno fatto riflettere su delle cose, mi hanno criticato perché non affrontavo altre cose, che a loro parere era importante che io affrontassi. E in molti casi avevano ragione loro. Quando mi sono trovato con tutti questi commenti così qualificati, alla fine ho riscritto praticamente tutto il libro e l’ho finito due mesi dopo. Nel frattempo sul mio blog aveva scritto il Vice CTO della Casa Bianca, piuttosto che il Responsabile di The Connected Republic di Cisco, piuttosto che colleghi e cittadini semplici. Gente che mi ha detto: guarda che la mozzarella di bufala non si fa lì ma si fa là. Sono stupidaggini però…
D: La trovo una pratica molto intelligente: in un processo di elaborazione tradizionale, i commenti sul web sarebbero arrivati comunque, ma in quel caso non sarebbero state proposte ma critiche.
R: Sì, è vero. Tra l’altro, di nuovo un'altra cosa che mi è servita molto, questo in tutto il processo del libro, quando tu scrivi ti chiarisci le idee, quando le idee te le chiarisci in cento, te le chiarisci proprio tanto. Anche la forma è diventata molto più lineare e mi pare di poter dire che il mio libro si legge anche se tu non ti sei mai accostato a questi temi, almeno io ce l’ho messa tutta.
D: Quali sono le opportunità che il web 2.0 rappresenta per le politiche partecipative? Come dovrebbe essere organizzato un progetto per vivere anche oltre il web?
R: Ci vuole un processo amministrativo, una persona che fa una proposta credibile, dicendo se tu fai questo, io farò quest’altro: in Kublai, per esempio, noi dicevamo, se tu scrivi noi ti leggiamo. Tutto qui. È importante che la persona sia credibile, cioè che la persona sia in grado di mantenere la promessa e che tutti lo sappiano. È importante che il progetto sia appoggiato su un’infrastruttura, nel caso di Kublai c’è il sito, la comunità online.
La mia esperienza è che non c’è bisogno di promettere le montagne: i cittadini sono molto desiderosi di collaborare e in grado di farlo. Se tu fai una promessa ragionevole e chiedi aiuto, in genere l’aiuto non ti viene negato. Se tu fai una promessa e poi non la mantieni, fai un autogol pazzesco, la gente si allontana, soprattutto in Italia, dove c’è una sfiducia diffusa nel settore pubblico. Io consiglio sempre alle persone con cui lavoro di giocare basso, di darsi degli obiettivi molto piccoli, molto realizzabili.
Inoltre, non è vero che tutti dovremmo fare tutto: se io mi sento competente nel campo delle piste ciclabili, vorrei poter dire la mia in questo campo e vorrei anche potermi mettere in condizione di non rispondere in tema di illuminazione stradale perché quello non mi interessa e non ne capisco. Se però nel campo delle piste ciclabili io trovo delle barriere, questo è un problema e molto spesso la partecipazione è organizzata assolutamente per barriere, nel senso che tu cittadino, che non rappresenti nessuno, ma hai delle idee e hai delle competenze, non hai accesso ai processi deliberativi. Per non parlare dei processi esecutivi, che sono molto complicati in generale, perché è necessario fare in modo che la responsabilità rimanga saldamente appoggiata a un’istituzione pubblica. Se le cose vanno male la colpa non può essere di un form online, non funziona così: deve esserci un funzionario pubblico che ha vinto un concorso, che abbia sopra un referente politico che firmi. Alla fine è lui che decide, ma quello che può fare è delegare pezzi del suo agire a delle comunità online. Nel libro faccio l’esempio di Peer-to-Patent, un progetto americano in cui delle comunità di cittadini “tecnologizzati” aiutano l’ufficio brevetti a valutare le domande. Naturalmente la decisione sulla singola domanda di brevetto la prende il funzionario, ma sulla base di prove documentali che gli vengono proposte da una comunità. Tendenzialmente la comunità è fatta di persone che, se ad esempio lavorano su una domanda di brevetto che riguarda le stampanti a bolle, è molto probabile che lavorino in un’azienda concorrente a quella che ha presentato il progetto, oppure nella stessa, sono competenti e la discussione tende ad essere di qualità alta. Non è facile organizzare le robe in questo modo, a me non risultano molti esempi di questo tipo.
D: Nell’introduzione del libro, scrive di aver deciso di lasciare la sua vita da musicista perché la sua ambizione era quella di “cambiare il mondo”. In Italia, il mondo si cambia cercando di migliorare lo Stato dall’interno? È possibile?

R: Dipende da quanti si è. Sul web sociale, l’1% dei partecipanti dà quasi tutti i contributi, però l’1% di tanta gente, fa tanta gente. Se si è in tanti like minded si possono cambiare un sacco di cose. Io per altro non sono davvero preoccupato: la storia dell’industrializzazione del settore elettronico di Paesi come Taiwan o come Israele in realtà comincia con la fuga di cervelli. I giovani, che prendevano i phd in informatica o in ingegneria informatica, emigravano in America. 25 anni dopo alcuni di questi, pochissimi, una decina, sono tornati, creando ognuno un’azienda propria. Come Acer, ad esempio, quindi non aziende piccole. Quelli che sono tornati hanno ribaltato la storia economica dei Paesi da cui erano partiti. Io non credo che sia male imparare delle cose e vedere un po’ di mondo, poi chi si sente di tornare, tornerà più attrezzato.

 

C'è un nuovo gioco in città: la collaborazione di massa.

Intervista ad Alberto Cottica su Wikicrazia

DI Sara Sacco

www.comunicatoripubblici.it

Pubblicato in -> L'intervista il: 05-11-2010

 
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